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Trez
Veterano
Iscritto il: 28/06/2017, 7:32 Messaggi: 916
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Nella Locanda di Britain, quella di Mathea – un luogo dove il fuoco scoppietta perpetuo e dove persino le ombre sembrano ubriacarsi del profumo di birra – sedeva il vecchio Ramingo. Il suo tavolo era ormai più un altare che un mobile, consacrato a dadi scorbutici e boccali che non conoscevano la pietà di rimanere pieni per più di un paio di battiti di cuore.
Il Ramingo, arciere famoso e famosissimo bevitore, rideva come un uomo che aveva già vinto la vita e poteva permettersi di perderla ai dadi. E sulle sue ginocchia, come un talismano vivente, sedeva Melisenda, la giovane dai capelli profumati e dalla risata cristallina, che lui sosteneva gli portasse fortuna.
La fortuna, però, pareva aver preso un giorno libero.
E fu in quel preciso istante che la porta della locanda venne spalancata da un vento furibondo… o forse era solo Malu, la banditrice di Moonglow, che quando entrava lei pareva sempre che entrasse una tempesta.
«Presto, presto, messeri!» gridò senza nemmeno togliersi la polvere della strada. «Alla Accademia di Moonglow vi è una giovane, sperduta ragazza che ha bisogno d’aiuto!»
Il Ramingo, che pure avrebbe potuto far finta di non aver udito, scattò in piedi come richiamato da un antico giuramento. Peccato che scattare in piedi dopo tutto quel “nettare” fosse un’impresa: scivolò, cadde, si rialzò e cadde di nuovo.
«Vado io!» proclamò, cercando la voce da eroe. «Il… dovere di paladino mi chiama!»
Qualcuno giurerebbe di aver sentito Melisenda sospirare: “E due…”.
Infilò il cappello, la faretra, l’orgoglio e soprattutto inforcò il suo destriero: un gallo enorme, troppo cresciuto per essere normale, troppo orgoglioso per essere montato da chiunque tranne lui.
In men che non si dica – o forse un po’ di più – arrivò all’Accademia di Moonglow. Le grandi colonne, illuminate dalla luce magica che sempre avvolge quel luogo, facevano ombra a una giovane fanciulla che vagava nel salone principale con passi leggeri come quelli di un cervo spaventato.
Era bellissima: capelli biondi come grano estivo, occhi chiari dove la paura danzava insieme a una scintilla di speranza.
Il Ramingo si schiarì la voce, per mostrarsi saldo e affidabile, ma ne uscì un suono che ricordava più un “glr-hm”.
«Signorina… ehm… avete bisogno d’aiuto? Io sono Trez, detto il Ramingo.»
Lei lo guardò come si guarda un raggio di sole dopo una notte troppo lunga.
«Mi chiamo Fenice. Sono appena giunta in queste terre da un mondo assai lontano. Mia cugina, una sacerdotessa e maga, mi ha aperto un varco per salvarmi da un grande pericolo… ed eccomi qui, sola e smarrita.»
Quelle parole colpirono il Ramingo come una freccia al cuore. Ricordò tempi lontani, quando era stato Reggente degli HighLanders, quando giovani avventurieri trovavano protezione e casa sotto il suo mantello.
La fiamma – quella che non si era mai spenta del tutto – tornò a brillare nei suoi occhi stanchi ma fieri.
Il vecchio arciere sorrise, con la forza di chi ha ancora un destino da compiere.
«Fenice, non temere. Da oggi camminerai sotto la mia ala. Queste terre sono dure… ma io ti insegnerò a viverci, a difenderti e a trovare la tua strada.»
E così, nella luce lunare che filtrava dalle finestre dell’Accademia, cominciò una nuova storia: la storia di un Ramingo dal cuore troppo grande per restare al tavolo dei dadi… e di una giovane venuta da un altro mondo, destinata forse a diventare qualcosa di più grande di quanto lei stessa potesse immaginare.
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| 20/11/2025, 22:31 |
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Trez
Veterano
Iscritto il: 28/06/2017, 7:32 Messaggi: 916
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LA BALLATA DEL RAMINGO PORCELLO
Il Ramingo non ricordò mai con esattezza il momento in cui il vino pregiato dei colli di Vesper – quello che aveva gelosamente custodito per anni come “riserva d’emergenza sentimentale” – cominciò a sapere vagamente di fragole, mandorle… e minaccia.
Ricordava però i sorrisi di Sephrenia e Meriel: troppo dolci, troppo larghi. Il tipo di sorrisi che precedono decisioni drastiche, guerre civili o… la pozione della verità.
«A-alla vostra salute, mie care…» balbettò il Ramingo, alzando la coppa.
Le due sorelle si scambiarono un’occhiatina. Sospetta. Complice. Letale.
E un attimo dopo… Puff!
Non fu un grande boato, né un lampo di magia epocale. Fu piuttosto un suono ridicolo, come quello di una bolla di sapone quando scoppia.
E dove prima c’era Trez il Ramingo, eroe, arciere, guida di giovani anime perdute…
… ora c’era un porcellino rosa, con un minuscolo cappello da arciere storto su un orecchio.
«Oink?» fece lui, disperato.
Sephrenia piegò la testa. «Interessante. Pensavo diventasse almeno un lupo mannaro.»
Meriel rise, scintillando come una lanterna di luna. «Macché, sorella! Ha il cuore di un tenerone… per forza il sortilegio l’ha trasformato nell’essenza più pura della sua natura!»
Il porcellino-Ramingo arrossì. Cioè, diventò un po’ più rosa del solito.
INTANTO, A ICE...
Fenice, inconsapevole del dramma suino in atto, era seduta davanti al camino della sua casa appena assegnata a Ice. Le girava in testa un pensiero soltanto:
“Perché dovevo proprio inciampare nelle stanze di quelle due? E poi… perché mi ha detto di scivolare lentamente? Che significa, esattamente?”
Non era ancora esperta di Sosaria, ma una cosa l’aveva capita: quando Trez dava un consiglio, era SEMPRE pericoloso.
Come se non bastasse, la giovane maga era stata presentata a una quantità indecente di persone nel giro di due giorni:
– Nefetiti Falken, elegante come un incantesimo e due volte più letale. – Ork Falken, un muro di muscoli con più cicatrici che dita. – Old Pelio, che pareva vivere da così tanto da ricordare quando i draghi erano timidi. – LupoGrigio, burbero come una roccia ma con un cuore morbido come una focaccia. – Maximilian I, che parlava in rime anche quando chiedeva il sale. – Il guerriero M.T.S., che rideva della morte più che del vino. – E poi il bardo Khan, che cantava canzoni epiche… su cose accadute cinque minuti prima.
Era un mondo nuovo. Strano. Affascinante.
Ma la cosa più strana era Trez: un eroe mezzo ubriaco, buffo e geniale, che oscillava tra saggezza e disastri come una candela in una tempesta.
“Chissà cosa starà facendo ora…” pensò Fenice.
A SERPENT’S: RITORNO ALLA REALTÀ (SUINA)
Il Ramingo, o meglio Porcellino Trez, tentò disperatamente di tirarsi indietro il cappello usando la zampina anteriore.
Sephrenia lo sollevò con due dita, come si farebbe con un oggetto arcano molto fragile.
«Sorella, cosa ne facciamo?»
Meriel si accarezzò il mento. «Beh, era entrato con una donna. Una donna bella.»
«Molto bella.»
«E lui NON è più giovanissimo.»
«Decisamente no.»
«E probabilmente cercava di portarla… dove non doveva portarla.»
«Esattamente.»
Il porcellino abbassò il musetto. Era colpevole. Certo, non quanto loro credevano… ma comunque colpevole.
Meriel schioccò le dita. «Bene. Punizione adeguata: domani lo portiamo dalla nonna! La vecchia Driath gli farà un incantesimo di redenzione.»
Sephrenia tremò. «La… nonna? Quella che trasforma gli avventurieri in polli se rispondono male?»
«Esatto!» cinguettò Meriel, piena di gioia. «E poi lo farà tornare umano. Forse.»
Il porcellino-Ramingo svenne.
IL MATTINO DOPO
Il sole sorse su Serpent’s più luminoso del solito. O forse era solo il riflesso del cappello da arciere che ancora stava sulla testa del maialino.
Trez si destò con un unico pensiero:
“Fenice… non deve saperlo. MAI.”
Per un eroe trasformato in porco, non era un piano particolarmente raffinato. Ma era un inizio.
E così, tremante, zampettò avanti verso un nuovo giorno fatto di incantesimi, punizioni, sorelle vendicative…
E una giovane maga che gli aveva acceso un incendio nel cuore.
Un incendio che, presto o tardi, avrebbe rischiato di incendiare tutta Sosaria.
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| 02/12/2025, 22:06 |
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Trez
Veterano
Iscritto il: 28/06/2017, 7:32 Messaggi: 916
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LA BALLATA DEL RAMINGO PORCELLO – Parte II Dove si scopre che anche un cuore suino può spezzarsi con eleganza
Fenice lasciò Serpent’s prima dell’alba, avvolta nel suo mantello color cenere, quando il mondo ancora taceva e solo i lampioni oscillavano al vento come vecchi narratori insonnoliti.
Non fuggiva. Non correva. Semplicemente… si ritraeva.
Aveva imparato in fretta che Sosaria era un luogo dove le storie ti inseguono persino quando non vuoi farne parte. E lei, pur grata per tutto ciò che Trez aveva fatto, non voleva essere un’altra pagina nel libro di un uomo che cambiava vita con la stessa facilità con cui cambiava taverna.
Quando lo salutò, il porcellino rimase immobile a fissarla con quegli occhietti neri e lucidi, pieni di una dignità comicamente eroica.
«Non volermene, mio dolce Trez…» mormorò Fenice, accarezzandogli il cappello da arciere. «Serberò nel cuore la tua gentilezza. Ma non è scoccata alcuna scintilla in me. E… ho sentito certe voci.»
Oink?
«Sì… quelle voci. Che hai un debole per le sottane. E per il gioco dei dadi. E per il vino… troppo vino. Perciò è meglio che i nostri incontri si diradino… per il bene di entrambi.»
Il porcellino Trez grugnì. Non si capì se fosse assenso, protesta o un’imprecazione suina di rara raffinatezza.
Fenice sorrise con dolcezza, poi si voltò e scomparve lungo il sentiero.
Il suo passo lieve sparì tra gli alberi, e col passo anche un frammento del cuore del Ramingo.
✧ OLD PELIO E LA RIVELAZIONE COSTOSA
Trez, ancora nella sua forma di maialino disperato, zampettò fino alla torre di Old Pelio. Il vecchio mago stava seduto su uno sgabello esterno, con la schiena curva e l’aria di chi ha visto così tante tragedie da ridere anche delle più imbarazzanti.
Pelio lo osservò un lungo istante, tirando la barba come se stesse valutando un diamante… o un prosciutto.
«Mmh. Brutta storia, figliolo. Molto brutta.» Trez fece un piccolo grugnito sconsolato.
«Ma…» continuò il vecchio, «ho trovato un rimedio.»
Oink?! Le orecchie di Trez si drizzarono.
Pelio sollevò un antico tomo rilegato in pelle che odorava di muffa, polvere e pessime decisioni.
«La formula per tornare umano esiste. Antica. Rarissima. Pericolosissima.» Si sporse verso il maialino e bisbigliò: «E costosissima.»
Il porcellino sbiancò. Per quanto un maiale rosa possa sbiancare.
«Serve solo una piccola somma di denaro…» disse Pelio, indicando con le dita una distanza che, stranamente, richiamava quella tra due montagne.
Grugnito di protesta. Forte. Molto.
«Oh, andiamo, Trez! Non fare così. Lo so che sei… diciamo… leggermente in difficoltà economiche. Le scommesse non perdonano. Ma vuoi tornare umano o no?»
Il Ramingo-Porcellino sospirò, se un maiale può sospirare. La sua zampa toccò il cappello, come per ricordarsi chi era. O chi voleva tornare ad essere.
E capì che Fenice, anche se non lo amava, gli aveva comunque acceso una fiamma. Una fiamma che non poteva spegnersi così, tra il fango e gli incantesimi malriusciti.
✧ E così ebbe inizio il vero viaggio…
La ricerca del denaro. Dell’antidoto. Della redenzione. E forse, un giorno, di un incontro con Fenice in cui non sarebbe stato… un porcellino.
Il Ramingo zampettò verso l’orizzonte, determinato, fiero, leggermente traballante.
La storia non finiva. Stava solo prendendo rincorsa.
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| 03/12/2025, 0:26 |
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Trez
Veterano
Iscritto il: 28/06/2017, 7:32 Messaggi: 916
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IL MAGO DELLA LEGACY OF DEATH E L’ABBAGLIO NECRO-VAMPIRESCO
Il viaggio portò Trez fino al sinistro dominio della Legacy of Death, dove il mago LupoGrigio — figura avvolta da mantelli neri e sarcasmo — accettò di aiutarlo.
«Posso farti tornare umano… o qualcosa che gli somigli,» disse con un sorriso da brividi.
E infatti la magia funzionò: Trez tornò uomo… o quasi. Era un tantino palliduccio. E un tantino assetato di sangue. E un tantino incline a sibilare alla luce del sole.
Ma era pur sempre meglio che essere un porcellino.
«Serve una cura più… definitiva,» mugugnò LupoGrigio. «E Pelio ha un venditore a Luna. Vai da lui.»
✧ LE POZIONI DAL VALORE SOSPETTO
Trez raggiunse Luna, ancora con l’andatura un po’ da ramingo-suino e un po’ da zombie-affamato. Il venditore di Pelio — un ometto losco e troppo sorridente per essere onesto — lo squadrò dall’alto in basso.
«Ho due pozioni,» dichiarò. «Una costa 10.000 gp, l’altra 100.000 gp. Ma… ehm… non so quali effetti producano.»
Perfetto. Classico stile Old Pelio.
Trez trasalì. Era chiaramente un tranello. E Pelio era chiaramente il tipo da ridere per tre giorni se il suo ex-porcellino esplodeva in una nube di glitter per aver scelto la pozione sbagliata.
«Mi affiderò… ai dadi,» disse Trez, solenne come chi sta per compiere una stupidaggine assolutamente inevitabile.
«Se viene dispari, prendo quella da 10.000. Se viene pari, l’altra.»
Prese due dadi. Li lanciò.
E uscì… 15.
Non chiedetegli — né chiedetemi — come sia possibile, dato che il massimo dei dadi era 12. Ma 15 uscì. E tanto bastava. Era dispari. E un miracolo così non capitava dai tempi del Suino Divino di Trinsic.
Trez, felice come un lattonzolo che ha evitato la griglia, comprò la pozione da 10.000 gp.
✧ IL RITORNO A MINOC E… IL DISASTRO
Tornò a Minoc, alla sua casa nascosta alle due fate spione, aprì la bottiglia scintillante, la annusò, e… la bevve in un sorso.
Aspettò.
Silenzio.
Poi…
grugnito.
Un altro.
Grugnito più forte.
Trez guardò le sue mani.
O meglio: guardò gli zoccoli che erano di nuovo le sue mani.
«No… NO… OINK!!»
Niente era accaduto. O peggio: tutto era tornato come prima.
Sempre porcellino era, ma tutto bianco! Era un maialino vampiro!!
E in quello stesso istante capì due cose:
Pelio si stava sicuramente rotolando dal ridere da qualche parte.
Il suo viaggio… era tutt’altro che finito.
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| 03/12/2025, 1:13 |
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Trez
Veterano
Iscritto il: 28/06/2017, 7:32 Messaggi: 916
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Si narra che un giorno, nelle terre di Sosaria, Trez il Ramingo Porcellino, eroe suo malgrado e maialino per disgrazia, si recò zampettando alla maestosa Biblioteca di Britain. Là, tra scaffali che odoravano di pergamene vetuste e polvere d’epoche dimenticate, Carver il Bibliotecario, che pare avesse letto più libri che respirato, gli fornì un mucchio di antichi tomi.
Il Ramingo sfogliò e risfogliò, cercò e ricercò, grugnì e sospirò: nulla sembrava rivelare il segreto per creare una pozione potente come quella che il misterioso Old Pelio, mago di veneranda capigliatura, custodiva con furori da drago in mutande.
Ma il destino, che ama scherzare, volle che la giovane Millian – occhi svegli, naso fino e molta più pazienza del bibliotecario – indicasse a Carver uno scaffale dimenticato da secoli (e forse anche maledetto). Trez vi si fiondò, sollevò una nube di polvere che quasi estinse la razza dei bibliotecari, e trovò la pergamena intitolata:
“De rimedi contra li maiali”, scritta da un autore così ignoto che probabilmente si vergognava del titolo.
Il Ramingo lesse… e sbiancò. O meglio, diventò ancora più bianco. Poi uscì dalla biblioteca a razzo, correndo come solo un maialino con una missione epica riesce a fare.
Arrivò ansimante alla casa della giovane maga Fenice, e con mille sussulti e grugniti riuscì a convincerla ad aiutarlo. La pergamena era chiara: per spezzare la maledizione servivano cuori d’Hydra, scaglie scintillanti, pelle coriacea e… una quantità spropositata di maledizioni colorite.
E così, Trez il Ramingo e Fenice la Maga partirono alla volta del pericoloso Tempio Arancio, nel cuore ostile di Malas. L’accoglienza fu… calorosa: elementali draconici, dragoni e hydre minori spuntarono come funghi arrabbiati. Ma Fenice, con magie, evocazioni e qualche insulto strategico, li ridusse a pittoresche pile di polvere.
Fu allora che l’Hydra a cinque teste, disturbata da tanto fracasso, fece il suo ingresso scenico. Tre teste, tre rugghi, tre motivi per fuggire. Ma Fenice non fuggì. Evocò demoni, lanciò incantesimi, e dopo un fragoroso BOOM degno dei migliori bardi… l’Hydra verde giaceva sconfitta.
Raccolti gli ingredienti fradici e puzzolenti, i due eroi tornarono a Britain, dove alchimisti e scribi li guidarono in una stanza piena di alambicchi gorgoglianti. Fenice mescolò, frullò, scaldò e forse fece anche un paio di gesti apotropaici. Alla fine, produsse un intruglio così nauseabondo che anche gli alchimisti più temprati svalutarono la loro scelta di carriera.
“Bevi.” disse la maga, pesta ma trionfante. Trez ebbe un attimo di esitazione, ma Fenice – che non aveva passato la giornata a combattere mostri per sentirsi dire “no” da un maiale – lo prese per il muso e gli rovesciò la pozione in gola.
Una bolla di stelline esplose nella stanza. Un odore fetido si sparse a raggio di tre isolati. E poi…
…Trez tornò uomo.
La missione era compiuta! O quasi.
Perché ora il vecchio arciere, nuovamente umano e sempre testardo, doveva fare ritorno a Serpent’s Hold dalle due fate e affrontare un periodo di penitenza, lontano dai suoi amati vizi.
Fenice, soddisfatta e fiera della sua impresa, tornò invece alla fredda e maestosa Ice, giurando solennemente che mai, MAI avrebbe rimesso piede nella casa di Trez. E, per puro istinto di sopravvivenza, nessuno la biasimò.
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| 03/12/2025, 20:26 |
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