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Trez
Veterano
Iscritto il: 28/06/2017, 7:32 Messaggi: 962
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Fu in un giorno di vento incerto e cielo troppo azzurro per portare buone notizie che il Ramingo incontrò Melody.
Non era una sconosciuta qualunque. Quando lei pronunciò il suo nome completo, Trez si bloccò un istante, come se una freccia invisibile gli avesse sfiorato il cuore.
«Melody…?» Lei annuì, fiera. «Cugina di Fenice.»
Il Ramingo sospirò piano. Fenice la Maga. Colei che lo aveva aiutato a tornare umano, che aveva combattuto al suo fianco, che se n’era andata lasciandogli addosso una lezione difficile da dimenticare.
«Allora sei sangue di tempesta,» mormorò Trez. «Ora capisco quello sguardo.»
Melody era giovane, focosa, con l’arco sempre in mano e la postura di chi non aspetta che il mondo le chieda il permesso. Scoccava frecce con impeto, colpendo il bersaglio… e spesso anche ciò che gli stava dietro.
Il Ramingo, che aveva un talento innato per notare le sottane e i guai che vi camminavano dentro, decise che andava protetta. Non solo perché era giovane. Ma perché Fenice non gli avrebbe mai perdonato di aver lasciato la sua cugina allo sbaraglio.
L’ANTICA ARTE DELL’ARCIERE
Trez prese Melody sotto la sua ala — o quel che ne restava — e la iniziò all’antica arte guerriera dell’arciere.
Le insegnò come respirare prima del tiro. Come sentire l’arco come un’estensione del corpo. Come scoccare frecce a ripetizione, rapide e precise, senza perdere lucidità.
Melody imparava in fretta. Troppo in fretta.
Era brava, determinata… ma impulsiva, proprio come Fenice ai suoi inizi. E questo preoccupava il Ramingo più di quanto fosse disposto ad ammettere.
«La fretta uccide,» borbottava. «No,» rispondeva lei. «Uccide chi esita.»
Trez scosse la testa. Fenice diceva la stessa cosa. Ed era sopravvissuta. Per miracolo.
I FRAMMENTI DELLA LETTERA
Fu allora che il Ramingo ebbe una delle sue idee. Di quelle che iniziano sempre con “fidati”.
«Devo recuperare dei frammenti di una lettera,» disse con tono solenne. «Una lettera?» «Antica. Sparsa per Sosaria.» «E perché?» «Perché l’esperienza insegna più di mille sermoni.»
Melody non capì. Ma si fidò.
E così finirono a Minoc, tra il clangore dei martelli e l’odore del ferro, e poi poco fuori dalla cittadella, davanti a una grotta scavata dai minatori.
Il Ramingo la guardò serio. «Resta all’erta. Qui la terra ricorda ancora il sangue.»
LA GROTTA SBAGLIATA
La grotta non era disabitata. Era popolata da individui che di solito albergavano nelle terre di Tokuno… e che non gradivano ospiti.
Per niente.
Il Ramingo, in sella al suo fido gallinaccio, iniziò a colpirli con frecce precise. Melody entrò in battaglia con ardore, mentre il suo Hiryu, potente e letale, si lanciava contro i nemici.
Ma erano troppi.
La lotta fu strenua. Confusa. Disperata.
Cadde il gallinaccio. Cadde l’Hiryu. E infine… caddero loro.
FINCHÉ MORTE…
Il mondo si spense per un istante.
Poi venne la corsa.
Dai guaritori di Minoc, di nuovo in vita, doloranti e furiosi, e poi di nuovo indietro, senza fermarsi, senza parlare.
Corsero come solo chi ha già sbagliato può fare. Corsero come se Fenice stessa li stesse osservando da lontano.
La fortuna volle che gli abitanti della grotta si fossero allontanati. Recuperarono la loro roba. In silenzio.
…NON CI SEPARI
Alla banca di Minoc arrivarono malconci, stanchi e con l’orgoglio ferito.
Il Ramingo più di tutti.
Aveva fallito. Non aveva protetto la cugina di Fenice come avrebbe dovuto.
Melody invece sorrise.
«È stata una bella esperienza,» disse, stringendo l’arco. «La prossima volta andrà meglio.»
Poi lo guardò, con quello stesso fuoco negli occhi che Trez aveva già visto altrove. «E la prossima volta, Ramingo… la gestirò meglio io di te.»
Trez rise piano. Una risata stanca, ma sincera.
Forse aveva perso una battaglia. Ma aveva guadagnato una nuova certezza:
il sangue di Fenice non si spezza facilmente. E finché la morte non li avesse separati… avrebbero continuato a correre.
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