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Messaggi senza risposta | Argomenti attivi Oggi è 25/01/2026, 11:07



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 La storia continua 
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Iscritto il: 30/11/2025, 14:45
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Trez e Fenice: Amicizia, Magia e Dilemmi a Sosaria
L'Arciere Ramingo

Trez il Ramingo era noto in Sosaria per la sua mira infallibile e la sua vita privata intricata. Era un uomo affascinante e sfrontato, e la sua vera abilità era destreggiarsi tra due amanti estremamente potenti, un’impresa che gestiva con una spavalderia che rasentava la follia.

La Prima Amante era una Maga esperta nelle magie elementali. Era la mente pratica che teneva l’ordine, ma i suoi occhi potevano lanciare dardi di ghiaccio più veloci di una freccia e la sua pazienza, una volta esaurita, si manifestava in tempeste di fulmini.

La Seconda Amante era una Necromante abile nelle magie di Polimorfismo. Un giorno poteva apparire come un’affascinante locandiera, il giorno dopo come un’ombra minacciosa, e la sua gelosia era nota per trasformare gli oggetti inanimati (o le amanti sfortunate di Trez) in creature sgradevoli.

Nonostante vivesse in un campo minato magico, Trez aveva un irrefrenabile debole per le “sottane” e conosceva ogni taverna di Sosaria, godendo dei suoi vizi con il costante rischio di una metamorfosi punitiva.

L’Incontro della Maga alle Prime Armi

Fu durante una delle sue traversate nel bosco di Vesper che Trez incontrò Fenice, una giovane maga alle prime armi. Fenice era l’incarnazione della giovinezza e dell’innocenza, ma il suo potenziale magico era ancora selvaggio e imprevedibile. Era scappata dalla sua Accademia dopo un incantesimo andato male e si era ritrovata sperduta e terrorizzata.

Trez la trovò tremante, quasi un sacrificio facile per le bestie selvagge.

«Sei un pasto facile, ragazzina,» le disse. «Dov’è il tuo protettore?»

«Sto cercando di… imparare a usare questo,» rispose Fenice, indicando il suo bastone, la cui punta emanava a malapena una scintilla di luce.

Trez capì subito che Fenice aveva la teoria, ma non le era stata insegnata la legge brutale di Sosaria, una terra dove la sopravvivenza non si legge nei tomi, ma si impara con l’acciaio e il silenzio. Maestro della vita selvaggia e dell’evasione, accettò di istruirla.

Una Lezione di Sopravvivenza (e una Scintilla)

Trez le insegnò la sopravvivenza silenziosa, il tracciamento e il camuffamento, abilità che potevano salvarle la vita anche quando la magia falliva. Lei, in cambio, lo guardava con un’ammirazione incondizionata e pura.

Tra loro nacque un’amicizia che divenne presto l’ancora di Trez, un rifugio dalla complessità e dal potere spaventoso delle sue relazioni precedenti. Fenice, ignara, iniziò a innamorarsi del suo abile istruttore.

Il Triplo Pericolo

Col tempo, Trez si ritrovò attratto dalla luce pura di Fenice, un contrasto rinfrescante con il potere minaccioso delle sue due amanti.

I due si piacevano, ma il problema era triplice e letale:

La Maga Elementale: aveva la capacità di ridurre in cenere qualsiasi prova o testimone delle scappatelle di Trez. La sua rabbia era un disastro naturale.

La Necromante Polimorfica: se avesse scoperto l’infedeltà, non si sarebbe limitata a punirlo. Avrebbe trasformato Trez in qualcosa di umiliante e immortale, magari una capra parlante destinata a brucare erbacce nella palude eterna.

I Vizi di Trez e l’Innocenza di Fenice: Trez, con la sua storia di avventure amorose, e Fenice, con la sua purezza, dovevano affrontare il peso del suo passato e il potenziale distruttivo del loro legame.

Trez il Ramingo non stava solo giocando con la lealtà: stava flirtando con la sua stessa trasformazione in un mostro da incubo… e con la possibile distruzione di Fenice.
La freccia dell’amore era stata scoccata, e il bersaglio, questa volta, giaceva nel mirino di due delle donne più pericolose di Sosaria.


09/12/2025, 21:12
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Iscritto il: 03/12/2017, 10:59
Messaggi: 486
..fù così che per un articolo, trez perse il suo amore per le sottane!!! che sia colpa della frequentazione sempre più assidua della "pelosa" ?

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09/12/2025, 21:59
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Iscritto il: 28/06/2017, 7:32
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La Pelosa della Locanda del Piacere

La chiamavano la Pelosa non per le sue doti naturali — che pure non passavano inosservate — ma perché il suo tocco era così avvolgente e morbido da sembrare fatto di velluto vivo.
Rosa, la locandiera, l’aveva “assunta” per ravvivare gli affari nella sua rinomata Locanda del Piacere, luogo dove si beveva forte, si rideva più forte ancora e si scordavano i problemi… almeno fino al mattino dopo.

Old Pelio, il marito di Rosa, un vecchio mago ormai più incline ai sonnellini che agli incantesimi, fingeva di non vedere nulla. Si diceva che da anni avesse perso più poteri che capelli… forse per questo lasciava fare.

Trez, che conosceva ogni sottana di Sosaria, aveva frequentato la locanda con un entusiasmo degno di una quest epica.
Ma da qualche tempo — inspiegabilmente — era diventato cliente abituale solo per la Pelosa.
E più la frequentava, meno gli interessavano le solite conquiste.

Fenice, ingenua, non capiva perché Trez arrossisse ogni volta che passavano vicino alla locanda.
La Maga Elementale sospettava il peggio.
La Necromante sorrideva come chi ha già in mente un piano molto, molto cattivo.

Ma la domanda che girava tra i tavoli era una sola:

“Davvero Trez il Ramingo sta cambiando… o la Pelosa gli ha fatto qualcosa?”

Alcuni giuravano che la Pelosa possedesse una forma di magia “sensoriale”, un potere sottile che ammaliava senza incantesimi.
Altri sostenevano che fosse semplicemente molto brava nel suo mestiere.

Quale che fosse la verità, una cosa era certa:
Trez, l’uomo che inseguiva sottane più velocemente di una freccia ben scoccata, ora sembrava… distratto.
Quasi domato.

E in una Sosaria fatta di maghe gelose e necromanti umorali, questo non prometteva nulla di buono.

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10/12/2025, 0:33
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Nella quiete frizzante di Ice, Fenice e Trez erano impegnati in una delle più antiche arti magiche: l’arredamento d’interni. La giovane maga aveva infatti chiesto qualche tappeto per dare un po’ di vita alle sue stanze, e il Ramingo, con la solita aria di chi ha visto troppe cose per prenderne una sul serio, si era presentato con cinque tappeti… tutti rigorosamente arrotolati e tenuti insieme con uno spago che probabilmente aveva più anni di lui.

Fenice, con gusto impeccabile e occhio da designer improvvisata, li sistemava a terra, valutando luci, colori e – ovviamente – se stessero bene con la sua veste preferita. A un certo punto però, mentre lisciava un angolo ribelle, si fermò di colpo.

«Senti, Trez…» chiese, strizzando gli occhi come farebbe un mago che ha intravisto un presagio nefasto o, più probabilmente, un gran pettegolezzo. «Il vecchio mago Old Pelio… prima ha nominato una certa… Pelosa. Ma tu sai chi sia?»

Il Ramingo si immobilizzò. Poi iniziò a tossire. Una tosse epica. Una di quelle tossi che sembrano dire “non è che mi stai chiedendo qualcosa in cui non voglio essere coinvolto?”.
Alla fine, con voce roca come quella di uno che ha fumato mezza foresta di erba pipa, mormorò:

«Mah… non saprei. Quel Pelio ogni tanto sbarella, eh… Si confonde. Troppa erba pipa gli frigge il cervello. Io non ne ho la minima idea.»

Lo disse con la naturalezza di un uomo che sì, sta mentendo. E pure male.

Poi, come folgorato da un ricordo improvviso – o da una via di fuga provvidenziale – spalancò gli occhi.

«OH! Le fattorie di Britain! Devo prendere la frutta e la verdura per il mio gallinaccio Velenom! Se non torno in tempo quello mi mangia gli stivali!»
E senza aggiungere altro, aprì la porta, salutò in fretta la maga e scomparve nella neve come un uomo che fugge da un destino… o da una domanda scomoda.

Fenice rimase lì, un tappeto a metà e una domanda che invece era ormai molto intera.

La Pelosa.
La misteriosa.
La citata da Pelio.
E soprattutto… collegata al Ramingo?

La curiosità le si infilò in testa come un folletto dispettoso. Si sa: la curiosità è femmina. Ma se ci si aggiungono certe voci sul Ramingo… beh, un approfondimento non era solo opportuno.
Era inevitabile.

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10/12/2025, 19:06
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Il vento di Ice gli mordeva il viso, ma Trez correva come un uomo che non stava affatto scappando da una domanda scomoda. No, figurarsi. Lui stava strategicamente cambiando posizione tattica. Una sottile differenza.

La Locanda del Piacere di Trinsic lo accolse con le sue luci soffuse, il profumo di incenso, e quel brusio sospetto di attività “ricreative” che nessuno voleva descrivere troppo bene. Trez si infilò dentro come uno che ci viene ogni tanto ma non troppo spesso… o forse fin troppo spesso, dipende da chi lo guardava.

Dietro il bancone, intento a lucidare un boccale che sicuramente non sarebbe mai stato davvero pulito, c’era Murphy. Uomo massiccio, occhi furbi e sorriso da “io so tutto di tutti e per il giusto prezzo anche di più”.

«Murphy!» sbottò Trez, avvicinandosi con passo rapido. «Amico mio! Ho bisogno di un favore.»

Murphy lo squadrò dall’alto al basso. «Tu? Un favore? Questa dev’essere grossa. Non è che quel gallinaccio Velenom ha di nuovo tentato di rubarti gli stivali?»

«No, questa volta è peggio.» Trez abbassò la voce fino a un sussurro drammatico. «Fenice sta indagando.»

Murphy sgranò gli occhi. Non c’era nessuno in tutte le terre di Britannia che non conoscesse Fenice, la maga col sorriso gentile… e la lingua affilata come una lama elfica.

«E che vuole da te?»

«Vuole sapere della Pelosa.»

Murphy rimase un istante immobile. Poi… scoppiò a ridere. Una risata talmente potente che due avventori nella sala accanto pensarono fosse caduto un tavolo.

«Ah! La Pelosa! AHAHAH! E tu vuoi farmi credere che—»

Il Ramingo lo afferrò per la tunica e lo tirò vicino, occhi seri come due lame di ossidiana.

«Murphy. Ascolta. Non devi sapere nulla. Devi solo dire che mi trovi qui. Spesso. Per giocare a dadi con te. Solo questo. Nessuna Pelosa, nessun… passato imbarazzante, nessun vizietto. Chiaro?»

Murphy smise di ridere. Il sorriso gli si trasformò in uno più sottile, calcolatore.

«Capisco. Vuoi un alibi.»

«Voglio che Fenice non mi smonti come un mobile di Yew.»

«Giusto. Lei può essere… molto persuasiva.»

Murphy prese un boccale, lo riempì, e lo fece scivolare verso Trez.

«Io posso testimoniare che tu vieni qui solo per giocare a dadi con me. Sempre. Ogni volta. Perennemente. Un uomo di virtù e disciplina, il Ramingo Trez.»
Poi aggiunse, inclinando la testa: «Ma questo genere di… modifiche narrative ha un prezzo.»

Trez lo fissò con la serietà di uno che aveva già previsto tutto. Aprì un sacchetto di cuoio e lo posò sul bancone: tintinnio d’oro.
Un bel tintinnio.

Murphy annuì soddisfatto. «E così sia. Il tuo segreto è al sicuro con me.»

Il Ramingo sospirò di sollievo.
Poi, però, un pensiero gli attraversò la mente come un fulmine.

Fenice era furba. Troppo furba.
E se avesse già deciso di venire di persona a chiedere informazioni alla locanda?

Trez si voltò verso l’ingresso. Una folata di vento sollevò la tenda della porta.
Per un istante giurò di vedere, nella neve, la sagoma di una figura femminile avvolta nella sua veste vermiglia.

«Oh… oh no», mormorò.

Murphy lo guardò. «Che succede?»

«Credo… credo di essere passato dal depistaggio al panico.»

E intanto, lontano da lì, Fenice – con il tappeto ancora da sistemare e una domanda che cresceva come un incendio magico – aveva già messo piede sulla strada per Trinsic.


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11/12/2025, 14:51
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La furbizia di Fenice

Fenice conosceva il Ramingo meglio di quanto lui stesso conoscesse le proprie debolezze.
L’oro lo attirava come un nano in crisi d’astinenza… ma le sottane, ah, quelle erano la sua vera rovina.

Così, invece di inseguirlo a Trinsic e dargli la soddisfazione di una fuga rocambolesca, decise di giocare d’anticipo.

Chiamò a sé sua cugina Melody: giovane, sveglia, decisamente carina e, soprattutto, perfettamente consapevole del proprio fascino. Fenice le spiegò tutto con precisione chirurgica: dove andare, cosa dire e, soprattutto, come dirlo.

«Ricorda,» concluse Fenice con un sorriso pericolosamente dolce, «non devi mentire. Devi solo… guidarlo.»

Melody annuì, divertita.

La prima tappa fu la banca di Luna. Da lì iniziò a girovagare tra i mercanti, osservando vetrine, chiedendo prezzi, fingendo di essere una forestiera un po’ persa. Esattamente come previsto, poco dopo comparve lui: il Ramingo Trez, arco in spalla, sguardo vigile… che improvvisamente perse ogni capacità di concentrazione.

Il suo senso morale — quello da cavaliere nobile che non era mai stato davvero, anche se il titolo di Lord lo possedeva (acquistato, come tante altre cose) — lo spinse ad avvicinarsi.

«Avete bisogno d’aiuto, mia signora?»

Melody si voltò, sorriso gentile. «Cerco una mia parente. Si chiama Fenice. Dicono viva a Ice, ma non so come raggiungerla.»

Trez capì subito. Le potenzialità della situazione erano immense.

Con un rapido cambio di gioielli — perché un vero ramingo è sempre preparato — si trasformò in un rispettabile mago, tracciò un gesto nell’aria e aprì un gate scintillante.

«Seguitemi. Vi condurrò io da lei.»

Pochi istanti dopo erano davanti al castello di Fenice, avvolto dal gelo di Ice. Trez, che possedeva le chiavi per ragioni che nessuno aveva mai osato chiarire, la fece entrare.

«Dentro fa più caldo.»

Si mosse con sicurezza, come se fosse casa sua. Bevanda calda, leggermente alcolica. Cibo. Un’accoglienza impeccabile.

Fu allora che Melody lanciò l’esca.

«Mi piacerebbe imparare a usare archi e balestre…» disse con aria innocente.

La scintilla negli occhi del Ramingo fu immediata.

«Ah! Ma allora parliamo di cose serie.»
Si raddrizzò, improvvisamente solenne. «Un arciere deve avere equilibrio tra tre qualità fondamentali: destrezza, intelligenza e forza.»

Melody inclinò il capo. «E come si fa a capirlo?»

Trez tossì leggermente. «Be’, per una valutazione accurata… dovreste liberarvi di ogni impedimento.»

Melody non esitò. Si spogliò senza imbarazzo, sotto lo sguardo attento — e decisamente colpito — del vecchio arciere, che ebbe un sussulto molto poco professionale.

«Notevoli… qualità,» mormorò.

La giovane si rivestì con calma.

«Allora?»

Trez annuì convinto. «Sono pronto a seguirvi passo per passo nella vostra istruzione.»

Poco dopo, il Ramingo uscì dal castello, già immerso in progetti, lezioni e fantasie decisamente meno didattiche.

Fu allora che una botola si aprì lentamente.

Fenice uscì dalla stanza dei bauli, il volto rosso — forse per il freddo, forse per la rabbia — e fissò Melody.

«Ecco, lo sapevo,» disse serrando i denti.
«Se mio fratello indossasse una sottana, il vecchio Ramingo lo inseguirebbe fino ai confini di Britannia.»

Melody scoppiò a ridere.

La trappola era scattata.

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16/12/2025, 1:20
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