Navigazione
Inizia / Download
Indice del forum
Sito Web
Guida al gioco
Notifiche
Links utili
Primi passi
Le Classi
Le Skills
Firme dinamiche
 
 
Messaggi senza risposta | Argomenti attivi Oggi è 24/01/2026, 6:58



Rispondi all’argomento  [ 3 messaggi ] 
 "Trez il Ramingo e il Caldo Maledetto di Britain" 
Autore Messaggio
Veterano
Avatar utente

Iscritto il: 28/06/2017, 7:32
Messaggi: 961
Era una giornata maledettamente calda su Sosaria. Il sole, inclemente come un drago ubriaco di peperoncino, picchiava senza tregua sulle strade di Britain. I pochi abitanti che osavano uscire lo facevano barcollando all’ombra delle case, con le vesti sudate e lo sguardo perso come dopo una sbronza epica.

Ma tra tutti, uno spiccava per audacia… e mancanza di vestiti.

Trez il Ramingo, noto vagabondo, cercatore di guai e collezionista di strane decisioni, avanzava nudo come un verme appena evocato da un incantatore distratto. Le vesti? “Sacrificate agli Dei del Fresco”, diceva. Il bastone da viaggio era l’unica cosa che ancora si portava addosso. E pure quello sembrava sudare.

Cavalcava il suo fedele gallinaccio, un pennuto grosso quanto un pony e altrettanto lamentoso, chiamato Velenom. L’animale arrancava sotto il sole con gli occhi socchiusi, la cresta floscia e la lingua di fuori, producendo un verso che stava a metà tra il rantolo e il clacson di una carrozza scassata.

«Coraggio, Velenom,» lo incitava Trez, «la locanda è vicina! Birra per me… granaglie ghiacciate per te!»

Arrivati davanti alla stalla, Trez smontò con un tonfo e si appoggiò al recinto, ansimando come un bue stanco.

«Zornnnn!» sbraitò. «Ma lo senti anche tu questo caldo torrido, opprimente, infame che attanaglia Sosaria come una morsa sudaticcia di un orco innamorato?»

Lo stalliere Zorn, lo fissò con l’espressione esausta di chi ha visto troppo e ormai ha smesso di farsi domande. Gli porse un secchio d’acqua. «Lavati, va’… e vedi di dare anche un po’ d’ombra a quel povero pollo.»

Velenom si accasciò con un plof, emettendo un verso simile a un rantolo esistenziale che fece scappare due gatti e una moneta da un borsello.

Trez annuì con solennità, si bagnò la testa e riprese il cammino come se avesse appena completato un rituale sacro.

Entrò nella locanda di Mathea con passo fiero – o almeno lo sarebbe stato, se non si fosse attaccato le terga a una sedia bollente la sera prima.

«MATHEAAAA!» tuonò, spalancando le braccia al cielo come un profeta disidratato. «Portami un barile di birra fresca! Intero!»

Mathea, che stava asciugando boccali già asciutti solo per passare il tempo, lo guardò con la pazienza di una madre che sa cosa sta per succedere ma spera sempre in un miracolo.

«Un barile intero, Trez? Non vuoi magari anche una piscina di luppolo?»

Trez si appoggiò al bancone, sudato, rovente, gocciolante.

«I saggi guaritori dicono che col caldo bisogna bere molto… e io, mia cara Mathea, sono un uomo di profonda fede scientifica.»

Mathea sospirò. Prese un barile piccolo, lo mise davanti a lui, e poi gli gettò addosso un grembiule per decenza.

Trez, beato, ci infilò la testa dentro come un neonato affamato, mugugnando qualcosa tipo “aaah... refrigerio divino...”.

E così, tra vapori, sudore, birra e gallinacci esausti, Trez il Ramingo vinse anche quella giornata. Nudo. Ma vittorioso.


Allegati:
caldo a sosaria.jpg
caldo a sosaria.jpg [ 746.65 KiB | Osservato 444 volte ]

_________________
Immagine
30/06/2025, 7:23
Profilo
Veterano
Avatar utente

Iscritto il: 28/06/2017, 7:32
Messaggi: 961
Capitolo II: L’Incubo della Sedia Incollosa

La locanda di Mathea era immersa in un’atmosfera appiccicosa, quasi si potesse tagliare il caldo con un coltello da burro e spalmarlo sul pane del giorno prima. Trez, avvolto da un’aura di sudore e gloria, si era appena separato dal suo primo barile con lo stesso struggimento con cui un bardo lascia la sua musa.

«Un altro, Mathea!» gracchiò, battendo il boccale sul bancone con la forza di un elfo raffreddato.

«Ne hai già bevuto uno e mezzo!» sbottò la locandiera. «E non provare a contare il secondo come ‘santo battesimo della gola’!»

Trez si voltò verso i pochi avventori – due contadini rossi in faccia e un nano che dormiva a occhi aperti – e sollevò le braccia come se stesse invocando i Titani dell’Idromele.

«Popolo! Ho sete! Chi è con me nella sacra crociata del dissetamento epico?!»

Il nano ruttò, approvando. I contadini mormorarono qualcosa tra un "forse" e un "abbiamo solo due monete". Mathea lanciò a Trez un’occhiata tale che avrebbe potuto far evaporare una palude.

Ma proprio allora la porta della locanda si spalancò con un boato... letterale. Un’esplosione di scintille azzurrine fece volare uno sgabello e carbonizzare una ciotola di stufato.

«TA-DAAA!» urlò una voce squillante e stonata.

Nel fumo apparve MongoXXX, giovane mago apprendista, cugino di terzo grado di uno stregone famoso (forse), vestito con una tunica troppo lunga, un cappello piegato su sé stesso e una bacchetta che sembrava un mestolo.

«Chi ha bisogno di frescura magica?» disse, agitando la bacchetta. «Con il mio nuovissimo incantesimo: Glaciatus Frittellus Maximus!»

«No, aspet—» cercò di dire Mathea, ma era troppo tardi.

Uno sbuffo azzurro partì dalla bacchetta, rimbalzò su uno specchio, colpì una bottiglia di idromele e congelò istantaneamente Velenom, che era appena entrato nel locale per cercare briciole.

Il gallinaccio rimase immobile, con gli occhi spalancati e un’ala mezza alzata, trasformato in un monumento al panico volatile.

Tutti in silenzio. Anche il nano. Trez si avvicinò al mago con cautela.

«MongoXXX…» disse lentamente, «ti ricordo che la magia refrigerante serve a… rinfrescare. Non a creare polli ghiaccioli.»

MongoXXX fece un mezzo inchino e inciampò nel suo stesso cappello. «Dettagli! Sto ancora regolando la potenza. Ma sono qui per aiutarvi! Ho inventato… IL VENTAX 666!» disse, tirando fuori da una borsa un artefatto traballante fatto di ruote di carro, eliche, e un calderone pieno di cubetti che puzzavano vagamente di pesce.

Un vortice d’aria fredda invase la locanda. I contadini svennero per la gioia. Il nano si svegliò piangendo. Matea prese un mestolo e lo lanciò in segno di benedizione (o di minaccia).

Trez si lasciò investire dal vento come un cavaliere davanti all’apparizione di una birra miracolosa.

«Cugino di chiunque tu sia parente,» disse, con le lacrime agli occhi, «sei un prodigio... anche se letalmente pericoloso.»

MongoXXX fece una giravolta, colpì il soffitto con la bacchetta e si diede una scossa da solo. «Grazie, Trez! Ma se vuoi tenere il Ventax, devi meritartelo! Domani, al sorgere del sole, si terrà… LA SFIDA DEL FRESCO!»

«In cosa consiste?» chiese Trez, già visibilmente accaldato solo a sentire parlare del mattino.

MongoXXX si illuminò. «Dovrai indossare un’armatura di latta lasciata al sole per tre ore… e ballare una giga senza ustionarti le natiche! Chi resiste di più… VINCE!»

Trez annuì solenne. Poi si voltò verso Mathea. «Preparami del ghiaccio… tanto. E anche due bende. Preventive.»

E così, tra incantesimi malriusciti, galline glaciali e sfide ustionanti, Trez il Ramingo si preparava a un’altra epica impresa. Sempre nudo. Ma ora, anche leggermente congelato.

_________________
Immagine


16/07/2025, 7:29
Profilo
Veterano
Avatar utente

Iscritto il: 28/06/2017, 7:32
Messaggi: 961
Capitolo III: La Disfida del Fresco

L’alba sorse come un’aringa abbrustolita: lenta, fumante, e con un leggero odore di bruciato (colpa del camino lasciato acceso da MongoXXX che ci aveva cucinato delle “fette di gelo”). Il campo dietro la locanda era stato trasformato in un’arena improvvisata: quattro botti marcate a forma di “tribuna”, un recinto fatto di carrube e stendardi scritti con inchiostro che puzzava di calamaro stanco.

Trez il Ramingo era pronto. O, almeno, pronto quanto uno può essere quando indossa un’armatura di latta scottata come un calzone dimenticato nel forno. Con un’espressione eroica e un passo vacillante, si preparava mentalmente al tormento danzante.

Al suo fianco, gli altri sfidanti facevano stretching o tentavano di capire come si allacciasse l’armatura.

Gamble il Ladro di Britain, snello come una biscia affamata e viscido come un commerciante di pozioni usate, si stava già ungendo con grasso di marmotta per “aumentare lo scivolamento epidermico”. Nessuno lo capiva, ma suonava convincente.

Gabriel Piete, il menestrello, si presentò con un liuto legato alla schiena e una giacca di paillettes che gridava “sofferenza termica” da ogni cucitura. «Io danzerò… come le note del vento!» dichiarò, prima di inciampare in un formicaio e dover scappare urlando.

Capitano BlackHeart, veterano dei rumori molesti e delle bevute mistiche, indossava un’armatura fatta di barili inchiodati insieme. Aveva portato con sé una fiaschetta di grog raffreddato al limone e un pappagallo che gridava solo “AIUTO!” ogni cinque minuti.

Infine arrivò Oakley il Mago Ignudo, che rifiutava per principio qualsiasi indumento. Gli altri lo costrinsero a indossare almeno un elmo da cavallo per decenza e sicurezza pubblica. Ma sotto, era ancora... molto libero.

MongoXXX, ora con una corona di ghiaccioli sulla testa e una clessidra fatta con due coppe da gelato, annunciò:

«CHE LA DISFIDA DEL FRESCO ABBIA INIZIOOOOOO!»
Le Prove di Resistenza (e Ridicolo)

Il sole picchiava. Le armature sfrigolavano. I contadini facevano scommesse su chi sarebbe collassato per primo.

— Gabriel Piete resistette tre minuti, poi si lanciò in una giga infuocata che divenne presto una tarantella isterica, finendo a rotolare tra le mucche.
— Oakley si piazzò in posizione zen, ma fu allontanato per "comportamento troppo… ventilato".
— Capitano BlackHeart durò a lungo, sorretto da litri di grog e dal suo pappagallo urlante, ma alla fine si addormentò in piedi e cadde a peso morto in un tino di cetrioli.
— Gamble sembrava resistere con un sorriso ambiguo, ma poi fu scoperto a imbrogliare con una runa del freddo nascosta nelle mutande. Mathea lo colpì con una padella.

Restava Trez. Nudo sotto l’armatura, coperto di foglie di menta e con un’espressione mistica, ballava. A occhi chiusi. Scalciava l’aria come un elfo epilettico al solstizio. E urlava canzoni di battaglia completamente inventate.

«Per la birra, per il pane, per le natiche sane!»

La folla esplose. Velenom, ormai scongelato, fece una ruota. MongoXXX suonò una campana fatta di ghiande e dichiarò:

«TREZ IL RAMINGO È IL VINCITORE DEL FRESCO!»

Venne sollevato in trionfo da due contadini (che in realtà cercavano solo di toccargli il Ventax 666). Mathea gli servì un boccale gratuito. La musica partì. Festa.
Epilogo: Fortuna e Tradimento

Mentre il sole calava e le chiappe tornavano alla temperatura legale, Gamble si avvicinò con fare serpeggiante.

«Trez… che ne dici di una partitella a dadi? Così… per onore.»

Trez, ancora euforico, accettò. I dadi rotolarono.

Primo lancio: Trez, doppio uno.
Gamble: doppio sei.

Secondo lancio: Trez, uno e zero (il dado cadde in un secchio).
Gamble: sette, che su un dado da sei è inquietante.

Ultimo lancio: Trez lanciò con tutto se stesso… e colpì un pollo.

Gamble rise e si portò via il Ventax 666, la gloria e perfino mezzo stufato.

Trez, seduto sul gradino della locanda con un cubetto di ghiaccio tra le dita e la dignità a pezzi, sospirò.

«Un giorno, la fortuna sarà dalla mia parte… ma probabilmente non oggi.»

E così si concluse la Disfida del Fresco, con onore, sudore, e un po’ di muffa nelle mutande di Oakley. Ma la leggenda di Trez il Ramingo continuava... sempre nudo, sempre sfortunato, sempre epicamente ridicolo.

_________________
Immagine


17/07/2025, 7:19
Profilo
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Rispondi all’argomento   [ 3 messaggi ] 

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 4 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

Cerca per:
Vai a:  
cron
Copyright © 2017 Terre Incantate All Rights reserved. • Privacy Policy
Terre Incantate is an unofficial Ultima Online shard. Some images and content are
copyright Ultima Online © 2012 EA Games - Electronic Arts Inc.
This is an Ultima Online nonprofit project. Ultima Online is developed by Origin.